Battaglini - Venosa
...la scuola del futuro

Dove siamo

 

   Venosa, splendida cittadina, è nota in tutto il mondo come patria del poeta latino Quinto Orazio Flacco.

 

   Si trova nella zona meridionale dell'Italia nella regione Basilicata o Lucania in provincia di Potenza.

 

   La popolazione residente ammonta a 12.148 abitanti di cui 6.023 maschi e 6.125 femmine con una densità per Kmq di 71,7 abitanti (dati Istat 2001). Il CAP postale è 85029, il prefisso telefonico è 0972 e il codice catastale è L738 mentre i suoi abitanti si chiamano Venosini.

 

   E' una città importante sia sotto l'aspetto storico-culturale che paesaggistico-ambientale. Troviamo il Museo Archeologico Nazionale, il Palazzo Rapolla del XIX secolo, la Fontana di San Marco e la Fontana Angioina di Messer Oto (1313-14), per citare solo alcuni riferimenti.

 

   Si trova a pochi chilometri di distanza dal Vulture nei pressi dei laghi di Monticchio, due grosse bocche di vulcano spento. E' terra di grande produzione del vino DOC Aglianico famoso e apprezzato in tutto il mondo per il suo gusto vellutato e aromatico.  

  

   La città di Venosa fu edificata probabilmente da popolazioni preelleniche. Nel VII sec. a.C. vi giunsero i Sanniti che poi furono chiamati Lucani. I primi rapporti tra Venosa e Roma risalgono alla guerra tra i Romani e i Sanniti (321 a.C.), fu allora che Roma estese il suo controllo sulle popolazioni irpine e lucane. Nel 291 a.C. Venosa (Venusia per il mondo latino) diventa colonia romana dopo una lunga guerra che le costò 10.000 morti e 6.000 prigionieri. Roma vi inviò 20.000 coloni, tuttavia Venosa, grazie alla sua posizione strategica, mantenne le prerogative proprie di una res publica (senato, leggi, esercito, monete).

 

   Nel 216 a.C. la città ospitò le truppe del console Terenzio Varrone in fuga dall'esercito di Annibale dopo la sconfitta di Canne (II guerra punica). Nel 209 a.C. a Venosa viene dedotta una seconda colonia. La costruzione della Via Appia, nel 190 a.C., fa di Venosa una delle tappe principali del tragitto che collegava Roma a Brindisi.

 

   La città vive un periodo di prestigio culturale e militare e di enorme ricchezza economica. I rapporti con Roma, tuttavia, si raffreddano con lo scoppio della guerra sociale (90-89 a.C.). Venosa, infatti, si schiera con gli Italici. Nonostante la sconfitta, la città avanza nella gerarchia delle alleanze di Roma ed è promossa municipium.  Gode, quindi, del diritto di cittadinanza romana, del diritto di voto attivo e passivo, ha magistrature simili a Roma.

 

   Il prestigio e l'incremento economico, culturale e demografico sono tali che Venusia è annoverata tra le prime 18 città d'Italia. E' in questi anni che nasce a Venosa il Poeta Quinto Orazio Flacco (65 a.C.). Nel 43 a.C. Venosa subisce la terza deduzione coloniale che segna un nuovo incremento della popolazione. La città conosce nuove ricchezze ed è abbellita con templi e monumenti che rendono Venosa la "splendida civitas" di cui parlano tanti autori latini e greci.

 

   Il prestigio di Venosa scema a partire dal 114 d.C. quando l'imperatore Traiano devia il tragitto della Via Appia preferendo le pianure pugliesi al montuoso Vulture. La decadenza della città è accentuata dalla crisi dell'impero romano tanto che la fine di Roma decreta anche la fine di Venosa. E' interessante ricordare che a partire dal IV secolo d.C. un forte nucleo di liberi commercianti ebrei affluisce a Venosa; ad essi si aggiungono, dopo la distruzione di Gerusalemme, dei gruppi di prigionieri provenienti dalla Giudea. A testimoniare l'esistenza di una comunità israelitica a Venosa, restano le Catacombe ebraiche, scavate nel tufo granulare vulcanico, scoperte nel 1842 in contrada "La Maddalena".Nelle adiacenze dell'ipogeo ebraico sono presenti le Catacombe cristiane databili forse al IV secolo d.C.        

  

   Dal V all'XI secolo Venosa è invasa, saccheggiata e distrutta più volte dalle orde barbariche. Nel V sec. è dominio degli Ostrogoti. Nel 553 è ceduta ai Bizantini. Nel 568 è conquistata dai Longobardi che la innalzano a principale fortezza della zona. Dall'851 all'866 è occupata dai Saraceni. Liberata da Ludovico II, nel 926 è riconquistata dai Saraceni. Nel 976 ritorna ai Bizantini. 

 

   La ripresa di Venosa si ha soltanto con l'arrivo dei Normanni nell'Italia meridionale: nel 1043 la città è assegnata a Drogone della famiglia degli Altavilla. Da questo momento il destino della città coincide con quello assegnato dai Normanni alla potente Abbazia della Trinità. L'estinzione della dinastia normanna (morte di Tancredi nel 1194) provoca una profonda crisi in tutto il meridione.

 

   Venosa risorge con la dinastia Sveva che la dichiara città demaniale. Federico II vi battezza il figlio Manfredi (alcune fonti indicano in Venosa la città natale del Principe). Con la morte di Manfredi (1266), l'Italia meridionale passa agli Angioini. Inizia un periodo di crisi dovuto alla pessima amministrazione delle province periferiche affidate a ricchi feudatari. Venosa è feudo prima dei Caracciolo e poi degli Orsini. Nel 1443, durante il dominio Aragonese, Venosa passa ai Del Balzo. Nel 1543 la città è feudo della famiglia Gesualdo;  nel 1561 Venosa è innalzata alla dignità di Principato.

 

   La difficile situazione economica, resa più grave dall'esosa politica fiscale aragonese, non vieta a Venosa di essere uno dei centri culturali più vivaci del Regno di Napoli. Oltre al celebre madrigalista Carlo Gesualdo, che fa del Castello una corte rinascimentale, a Venosa opera il poeta Luigi Tansillo e le Accademie dei Piacevoli (1583) e dei Rinascenti (1612). Nel 1661 la città riceve la scomunica papale per oltre un anno. I sec. XVI e XVII segnano un periodo di grande decadenza. Nel XIX sec. Venosa vive alcuni momenti di forte impegno politico e sociale con i moti liberali del 1821 e una sommossa del 1848. Nell'aprile del 1861 la città è occupata dalle truppe del brigante Crocco in seguito allo scoppio dei moti reazionari che faranno della Basilicata il teatro di guerra tra l'esercito piemontese e le bande dei briganti.

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